Intervento di Alessandro Fabrizi (Festa Di Teatro Eco Logico)
Simposio di Rieti: Teatro Flavio Vespasiano – 15 aprile 2026
Sostenibilità ambientale e accessibilità. Le nuove figure professionali necessarie per l’innovazione ecologica e l’inclusione sociale dello spettacolo dal vivo
La sostenibilità ambientale prende qui una forma pratica lunga 12 anni: la Festa di Teatro Eco Logico è la risposta di cambiamento, di trasformazione, che il mondo attende e questa risposta prende avvio proprio dall’esempio delle arti. Un viaggio lungo, edizione dopo edizione, per raccontare la relazione con l’isola di Stromboli, l’estensione di quella idea iniziale, mai tradita, di rinunciare all’energia elettrica ma rinnovare l’energia dell’ambiente, della natura.
La Festa di Teatro Eco Logico – teatro, musica, danza e altri incontri alla luce del sole e l’altre stelle si è svolta sull’isola di Stromboli ad inizio d’estate dal 2013 al 2025.
Nel 2023 e nel 2024 ne è stata proposta una variante cittadina a Roma, in luoghi di transito urbano: un parco, una piazza e i suoi dintorni.
Tommaso Capodanno, Leonardo Gambardella ed io pensammo a questa cosa che subito chiamammo festa in seguito alla condivisione di due esperienze.
La prima esperienza era quella dei seminari di Metodo Linklater per Voce & Testo che da qualche anno organizzavamo a Stromboli, iniziati nel 2005, quando Kristin Linklater ed io ci riunimmo sull’isola insieme a 15 attori, per esplorare le potenzialità della “voce naturale” a contatto con un vulcano attivo e il villaggio sulle sue pendici. Da quell’anno, in collaborazione con Susan Main, il gruppo aveva continuato a portare avanti il lavoro di ricerca con dei seminari annuali aperti ad attori professionisti e a tutte le altre persone interessate provenienti da varie parti del mondo. I seminari si concludevano generalmente con una restituzione performativa all’Anfiteatro Eos e in piazza e nei giardini. Senza utilizzo di energia elettrica per l’illuminazione o l’amplificazione della voce.
L’altra era stata quella di una riduzione dal Midsummer Night’s Dream di Shakespeare, chiamata Gli Innamorati del Sogno, che insieme ad altre attrici e attori (tra cui Elena Fazio, Regina Orioli, Nicolò Belliti e Paola Salvezza alla viola da gamba) portammo in giro per l’Italia, quasi sempre in spazi all’aperto e modificando di volta in volta la regia dei movimenti (e non solo) a seconda dell’ambiente in cui si agiva (da Villa Pamphili a Roma a una piazza di Bellizzi in provincia di Salerno allo SpoletOpen Fringe Festival al Parco della Maremma per Festambiente), adattando dunque lo spettacolo alle specifiche caratteristiche del luogo (site specific). L’azione scenica prendeva vita ad ogni occasione nel corpo e nelle voci degli attori in spazi diversi: su un prato, una piazza, un bosco e anche al chiuso di un teatro o un corridoio. Senza utilizzo di energia elettrica aggiunta per l’illuminazione (se c’era illuminazione stradale non chiedevamo di disattivarla) e senza amplificazione elettrica delle voci o della musica.
Nel 2013 pensammo alla Festa a Stromboli, spinti dal desiderio di condividere alcune caratteristiche di queste due esperienze con amiche e amici disponibili e così, anche incoraggiati da alcuni abitanti dell’isola, partimmo con una edizione “zero”. E dunque invitammo persone a noi vicine a partecipare all’esperimento di una manifestazione culturale e di intrattenimento in cui tutti gli incontri venivano offerti senza utilizzo di energia elettrica per l’illuminazione e l’amplificazione del suono o della voce e ci si disponesse a offrire il proprio contributo alle intemperie e alle meraviglie di luoghi non necessariamente adibiti a teatro o sala conferenze, i più diversi.
Cosa significava Eco Logico per noi? Ci ricordammo che le antiche arti del Teatro e della Musica sono nate e si sono diffuse in epoche in cui non esisteva l’energia elettrica (al contrario del cinema, per esempio). Si può ben dire che la loro storia è solo in minima parte accompagnata dall’uso di luci elettriche e amplificazione. In un periodo come il nostro, in cui l’intero pianeta si confronta con l’emergenza del risparmio energetico, ci sembrava importante ricordare, con una Festa, che musica teatro e danza e in generale ogni performance dal vivo, sono occasioni molto significative di aggregazione, incontro e scambio per la comunità degli esseri umani, e possono essere offerti e apprezzati anche senza l’ausilio di energia elettrica. Forse anche per scoprire che rinunciando all’energia elettrica si guadagna qualcosa? Che si vedono più stelle in cielo se non ci sono troppe luci elettriche accese? (e questo succede a Stromboli, dove non c’è illuminazione stradale). Che la condivisione di uno spazio sotto la stessa luce crea una più viva complicità fra performer e pubblico? Per noi che ci occupiamo dell’esplorazione e lo sviluppo della voce umana, nelle sue caratteristiche più naturali, questa Festa era anche un modo di ricordare il valore del contatto umano immediato tra spettatori e performer, senza il filtro degli effetti luce e amplificazione, che non siano già offerti dal luogo in cui si verifica l’incontro. Non è un tramonto uno straordinario e ineguagliabile effetto luce? Una Festa di Teatro Eco Logico significa anche, dunque, che tutte le performance sarebbero avvenute in modalità rigorosamente “unplugged”, a “spina staccata”, senza uso di energia elettrica aggiunta per illuminazione o amplificazione.
Ora vorrei raccontarvi come si è sviluppata negli anni questa Festa, come nel corso delle varie edizioni abbia definito la sua identità e in che modo noi abbiamo capito man mano cos’era e cosa poteva essere (e forse anche cosa potrà essere), cosa abbiamo osservato, cosa ci ha dato questa esperienza. Prima però voglio sostare un momento sul nome. Sì, comincio dal nome.
Festa. Si chiama “festa” e non “festival”. E in quanto festa/simposio/convegno, pubblico e partecipanti (artisti e relatori) sono invitati a una permanenza di alcuni giorni sull’isola per condividere un banchetto. Non una vetrina festivaliera dunque ma delle giornate di scambi, relazioni e interazioni, un’esperienza di cultura, intrattenimento e condivisione. Ogni anno abbiamo festeggiato un anniversario o celebrato un tema. Chi partecipa porta in dono un suo intervento, che sia musicale o danzato o parlato, dedicato al tema che la Festa propone quell’anno, molto spesso legato all’anniversario della nascita di una persona o di un’opera (nel 2018 i 200 anni dal primo Frankenstein di Mary Shelley, nel 2017 i 200 anni dalla nascita di Thoreau, nel 2022 i 100 anni da quella di Margherita Hack, nel 2023 Rocco Scotellaro, nel 2024 Danilo Dolci…). Dunque una festa in cui si ragiona danza o canta per il festeggiato o la festeggiata, in giornate in cui si vive un’esperienza di disinquinamento acustico e visivo segnata dalla rinuncia agli effetti tecnologici per riscoprire l’effetto speciale di una più complice relazione fra performer e pubblico, della luce e del suono naturali.
Eco Logico. Le due parole staccate suggeriscono l’attivazione di un dialogo di mutuo arricchimento tra eco (l’ambiente) e logos (il linguaggio delle arti o delle scienze). Il logos incontra eco. Eco (l’ambiente) accoglie, provoca, stimola, disturba il logos. L’invito è dunque quello di esporre il linguaggio (logos) delle arti e delle scienze alle intemperie dell’ambiente (eco). Non si costruiscono palchi o altre strutture, né quinte o delimitazioni di alcun tipo, il pubblico partecipa gratuitamente agli incontri ed è libero di passare, sostare, andarsene quando vuole e chi porta il proprio dono (un concerto, una pièce teatrale, una lettura, una lectio, un racconto…) si pone in una relazione interlocutoria e non predatoria con l’ambiente: una spiaggia, una terrazza, un giardino, il sagrato di una chiesa… mentre gli uccelli cantano, i cani abbaiano, il mare a volte romba, il vento soffia. La natura fa così la sua parte, esaltando, provocando, arricchendo o complicando la performance. A volte l’intervento naturale è “temporizzabile” – e lo spettacolo di danza finirà esattamente nel momento in cui il sole, tramontando, tocca la linea dell’orizzonte del mare (è accaduto con la compagnia di danza Cuenca-Lauro). A volte è imprevedibile, anche se a suo modo appropriato, come quando nel corso di una performance site-specific della Tempesta di Shakespeare nel 2016 un’onda del mare travolse spettatori e attori proprio nell’istante in cui Prospero getta via la sua bacchetta, rinunciando alle arti magiche. La bacchetta volò e il pubblico si alzò in piedi compatto per non bagnarsi il sedere (erano seduti sul bagnasciuga).
Si presenta così per l’artista e il relatore o la relatrice l’occasione di operare senza quinte, senza scenografie, senza cambi buio/luce, senza luci artificiali – all’aria aperta, a porte aperte, con gli interventi più o meno (im)prevedibili della natura, su spiagge dove la gente prende il sole o fa il bagno, in boschetti dove passano i bambini. Le entrate e le uscite sono suggerite dal luogo, così come lo è la prossemica e la relazione con il pubblico. Abitanti e villeggianti sono liberi di assistere alle prove e di attraversare la scena nel corso della performance; abitanti e villeggianti sono liberi di chiedere di partecipare alla performance. Al pubblico sono stati indicati luogo e orario dell’evento, ma non essendoci un biglietto d’ingresso o delimitazioni dello spazio, chi passa può cadere nell’evento performativo, anche per caso. L’arte càpita. Il mondo è il palcoscenico e tutto il mondo è teatro, e tutti gli uomini semplici attori… Come attore è il vento, il sole, la luna e gli innumerevoli versi degli uccelli.
Lo spettatore è invitato a distrarsi, a guardarsi intorno, a creare relazioni: una distrazione creativa. Il teatro entra nel paesaggio, diventa paesaggio (penso anche a un suggestivo saggio di Gertrude Stein, del 1935, intitolato Plays) e allo spettatore non è imposta un’attenzione coatta ma un gioco di editing tra le suggestioni di quello che osserva, che sia ad arte o di natura. A pensarci bene la possibilità di distrarsi, di accedere all’evento teatrale in una relazione dinamica, aperta, inerente alla vita è stata una caratteristica dei momenti più alti della storia del teatro, dalle giornate delle tragedie greche, durante le quali gli spettatori mangiavano e dormivano, all’andirivieni del pubblico al Globe nei giorni di Shakespeare.
Nella modalità praticata alla Festa di Stromboli lo spettatore è invitato a farsi paesaggista, a cogliere cioè le relazioni degli elementi naturali del paesaggio con il logos umano. In questa modalità inoltre l’uomo è da una parte collocato nuovamente al centro della performance dal vivo, spogliata dei suoi effetti tecnologici, e d’altra parte è calato in un contesto più grande, diventa parte naturale di un paesaggio naturale. In questo modo il teatro, o qualunque altra performance, diventano una pratica di revisione dell’antropocene, di un ridimensionamento dell’intervento impositivo dell’uomo e di una esaltazione della relazione uomo-natura, logos e eco, eco-logia.
Il senso della scoperta, del cercare e forse trovare la bellezza dell’irripetibilità dell’evento o dell’incontro in natura è un punto di forza di questa esperienza. Il dialogo non è sempre tranquillo: eco e logos a volte si esaltano a vicenda, a volte si scontrano. E il pubblico si dispone all’ascolto tendendo le orecchie (non è assalito da decibel che lo inducono a un ascolto passivo) mentre l’attore, ad esempio, deve disporsi non tanto a esibirsi o esibire quanto a comunicare, creare un campo di relazione.
Teatro musica danza e altri incontri. Il banchetto è fatto di incontri di teatro, musica, danza, divulgazione scientifica, letteraria e storica con performance, laboratori, seminari e altri incontri. Gli “altri incontri” dialogano con il teatro e le altre arti (a una proposta teatrale si accosta un incontro di carattere scientifico sullo stesso tema) e gli artisti sono invitati a creare estemporanee collaborazioni.
Alla luce del sole e l’altre stelle. Tutti gli incontri si svolgono “a spina staccata”. Non si usa corrente elettrica per l’illuminazione e l’amplificazione del suono (musica, rumori o voci). Pubblico e performer sono illuminati dalla stessa luce. La Festa propone così una pratica poetico-simbolica, un’esperienza di disinquinamento acustico e visivo segnata dalla rinuncia agli effetti tecnologici per riscoprire altri effetti speciali: ambientali, relazionali, energetici… artistici.
E adesso passo a raccontarvi quegli episodi che nel corso degli anni ci hanno indicato, nei fatti, a che cosa questo titolo aspira e di cosa nel tempo si è fatto contenitore.
Come dicevo nel 2013 ci buttammo con una edizione “zero”, di 5 giornate, alla quale aderirono con indimenticabile entusiasmo e generosità Laura Mazzi, Nadia Fusini, Alessandro Librio, Concita De Gregorio, Iaia Forte tra gli altri e le altre e la Festa ospitò una “Tavola Rotonda sul Mare” gestita dall’allora Teatro Pinelli Occupato di Messina con la partecipazione di Gianfranco Zanna di Legambiente Sicilia e Silvia Jop. In quella edizione “zero” il violinista Librio sottotitolò il suo intervento così: “Performance sonora per violino, viola, campane e luogo“, integrando nella composizione estemporanea la risposta del luogo alle sollecitazioni sonore. E ci insegnò qualcosa, ci disse: «non si può veramente parlare di dinamica in musica se c’è l’amplificazione elettrica».
Nella Prima Edizione, quella del 2014, la Festa ospitò due residenze artistiche. Una del gruppo Sch.Lab guidato da Dante Antonelli in cui il pubblico era invitato a una passeggiata per l’isola con delle stazioni performative (tra le performer c’erano Martina Badiluzzi e Arianna Pozzoli). Le performance erano dei “fuochi” su angoli meno frequentati dallo sguardo dei passanti e i luoghi si animavano delle loro presenze vive. L’altra della compagnia Carullo-Minasi. Cristiana e Giuseppe, su nostra sollecitazione, lavorarono sul “Copernico” di Leopardi creando una prima bozza di quello che sarebbe poi diventato uno spettacolo intitolato “De Revoltionibus” che in seguito girò in diversi teatri italiani. Ecco, la Festa cominciò ad essere un laboratorio per creazioni artistiche all’aria aperta che nate in quel contesto proseguivano la loro strada nei teatri. Cominciammo anche a collaborare con realtà locali, come quella del gruppo di archeologi che lavora agli scavi di un villaggio di 4000 anni fa con una mise en espace (su delle antiche rovine gentilmente rese disponibili da uno scultore e cultore di pietre isolano, Gaetano Russo) di brani dal X canto dell’ “Odissea” (avrebbero visto passare Ulisse gli abitanti di quel villaggio?) e realizzando una mostra di quadri di pittori strombolani accompagnata da storie di vulcani commentate dal vulcanologo Guido Giordano. Nel 2014 cominciammo anche a offrire dei laboratori per bambini in collaborazione con l’associazione La Scuola In Mezzo Al Mare di Stromboli e chiudemmo la Festa con un concerto per voce e chitarra di Nada e Motta. Eravamo su una grande terrazza affacciata sul mare, sulle “petrazze” di Scari. E il vento volle partecipare all’evento: nell’esatto momento in cui Nada cantava «e s’alza il vento, un vento freddo» (da “Ma che freddo fa”) una forte brezza dal mare spense le fiaccole che illuminavano lo spazio! Alla fine del concerto Nada ci disse: «Non potendo sentire la mia voce dalle spie, ho sentito più intensamente il contenuto di quello che cantavo e lo slancio a indirizzarlo a chi mi stava di fronte».
Nel 2015 (la Festa si chiamò “Strangers in the Night”) cominciammo a proporre l’esperienza della lettura ad alta voce, a puntate, di un romanzo. Paolo Zuccari lesse “Lo Straniero” di Camus in giorni diversi e in diversi luoghi dell’isola. Indimenticabile fu vedere affacciarsi dal tetto della sede degli operatori ecologici (Zuccari leggeva da dietro le grate di una finestra dell’edificio) gli stessi operatori, incuriositi e attenti. Zuccari in quell’occasione leggeva la parte del romanzo che si svolge in carcere, e quegli uomini sul tetto si offrirono allo sguardo del pubblico, senza saperlo, come dei carcerati nell’ora d’aria… Quell’anno la Festa ospitò per la prima volta la campagna Milioni di Passi di Medici Senza Frontiere, alla quale dedicammo la lettura di testimonianze di operatori umanitari e quella della parte finale di un romanzo di autore isolano, Fabio Famularo, chiamato “Il Bagaglio in Fondo al Mare”, il racconto del naufragio dell’Andrea Doria. A questa lettura “partecipata” contribuirono professioniste e professionisti come Anna Bonaiuto, Hossein Taheri, Angela Finocchiaro, lo stesso Zuccari e Chiara Cavalieri mescolandosi informalmente con strombolani, turisti, organizzatrici e organizzatori. La lettura si svolse sul sagrato della chiesa di San Bartolo, godendo della sua bellissima acustica, e segnò la prima grande partecipazione di pubblico a un evento della Festa, che cominciava ad essere occasione di aggregazione e partecipazione mista di turisti e locali.
Nel 2016 ricorreva l’anniversario dei 400 anni dalla morte di Shakespeare e per titolo di questa edizione scegliemmo “Shakespeare On The Rocks”. Decidemmo di farla grossa, di tentare il grande passo della prima produzione site specific della Festa. Scegliemmo “La tempesta” da cui tagliammo pochissimi versi, volevamo provare ad ambientare un classico, nella sua quasi integrità, sulle spiagge e, appunto, sulle rocce. Avevamo letto nel libro del professor Richard Paul Roe “A Shakespeare guide to Italy” che, a suo parere, l’isola su cui fanno naufragio i nobili Antonio, Gonzalo & Co. e vivono Calibano, Prospero e Miranda sia una delle Eolie, in particolare Vulcano. Ora, a Stromboli c’è la Grotta di Eolo, che diventò la grotta di Prospero e vi accogliemmo il pubblico per l’iniziale dialogo tra Prospero e Miranda, e al di là di un agglomerato di grandi rocce, una spiaggia (la spiaggia di Adelaide), dove facemmo approdare i nobili (che indossavano tanto di gorgiere). Provammo in mezzo alla gente che prendeva il sole e ci guardava basita e divertita, i bambini giocavano a palla accanto al rifugio di Calibano – e tutto questo fu liberatorio: prove senza confini di spazio, sotto gli occhi di chiunque passasse di là o là si attardasse. Accaddero tante cose, di cui una meravigliosa: il giorno del debutto il mare era mosso, quasi in tempesta, e, come dicevo prima, nel momento in cui Prosperò gettò la sua bacchetta una grande onda arrivò sul bagnasciuga dove erano seduti gli spettatori, che si alzarono come un sol uomo. Alla fine eravamo tutti bagnati fradici, attori e spettatori. E Bruce Myers, che era tra il pubblico (avrebbe letto dei sonetti una di quelle sere) mi disse che lo spettacolo era stato particolarmente vivo, vivace, eccitante proprio perché gli attori erano in difficoltà, o meglio, in singolar tenzone con gli elementi, l’acqua, il vento… Quell’anno scoprimmo anche che tre ore di Shakespeare, messe in spiaggia così, non annoiarono i più piccoli, che vollero tornare il giorno successivo, per altre tre ore di Shakespeare. Forse perché erano liberi di andarsene quando volevano? Forse perché potevano distrarsi e tornare nel plot quando volevano?
A festeggiare Shakespeare invitammo anche Lino Musella, che portò con sé una bella manciata di sonetti tradotti e traditi in napoletano dal poeta Dario Jacobelli. Lino passò qualche giorno sul sagrato di San Bartolo e costruì uno spettacolo dal titolo “L’Ammore nun è ammore” insieme al musicista e polistrumentista Marco Vidino. Lo spettacolo ancora gira i teatri italiani (dopo 10 anni) e si porta dietro un effetto casualmente provocato dal luogo. Ai Sonetti Musella alternava delle canzoni napoletane, e mentre ne stava provando una si girò per caso verso il portone aperto della Chiesa che diventò un megafono per la sua voce. Decise di creare questo momento di amplificazione nello spettacolo, cantando quella canzone di spalle al pubblico. E quando in seguito strutturò lo spettacolo per i teatri, al chiuso, riprodusse elettronicamente quell’effetto in scena. L’esperienza, decisamente site-specific, divenne un suggerimento di regia che il regista e attore Musella riprodusse al chiuso.
Dopo avere partecipato all’edizione del 2015, nel 2016 Giorgio Rossi era divenuto consulente per la danza della Festa, tenne un laboratorio di movimento poetico e partecipò come attore alla “Tempesta”, insieme ai partecipanti del laboratorio. A lui dobbiamo l’idea di piccoli estemporanei blitz performativi sull’isola, non annunciati, improvvisati. Per esempio, in piazza Giorgio fermò due passanti e gli offrì una danza all’impronta, sul posto. Diede anche un titolo a queste occasioni, le chiamò “ameublement de l’île”, un invito esteso a tutte le artiste e gli artisti presenti di arredare l’isola con performance dal vivo occasionali: tra gli ombrelloni, al bar, in un vicolo.
Fu Graziano Graziani quell’anno a indicarci un’altra cosa che stava attivando la Festa, una speciale forma di turismo. Dopo aver passato quei 9 giorni a Stromboli Graziani scrisse che la Festa tracciava una «mappa dell’isola» e che «seguendo percorsi di musica, danza, teatro e poesia… seguendo gli appuntamenti… è possibile visitare posti e panorami non sempre accessibili: non solo luoghi naturali come spiagge e grotte, o luoghi pubblici come i sagrati delle chiese, ma anche case private e terrazze che aprono le loro porte al festival e alla gente che lo segue» (The Towner, 14.07.2016 http://www.thetowner.com/it/sotto-il-vulcano-stromboli/). Era vero ed era vero che gli abitanti di Stromboli, stagionali o fissi, iniziarono a farci visitare le loro terrazze e i loro giardini, chiedendoci di ambientare un evento della Festa in quegli spazi.
Nel 2017 ricorreva il bicentenario della nascita di Henry David Thoreau, l’autore di “Walden”. Thoreau sosteneva che «la ricchezza di un uomo si misura dal numero di cose di cui può fare a meno». A lui e a tutte le donne e gli uomini del movimento trascendentalista (Whitman, Fuller, Emerson ecc.) dedicammo la quarta edizione della Festa che si chiamò “The Body Electric” (dal verso di Whitman). Accostammo una lectio di Nadia Fusini su Emerson a un concerto per voce (Raffaella Misiti) e chitarra (Annalisa Baldi) con brani di Chares Ives (il musicista nordamericano fortemente ispirato dai trascendentalisti) e a quello per pianoforte di Riccardo Biseo che ci fece ascoltare le tracce della musica nera (essendo quello della schiavitù uno dei grandi temi del trascendentalismo) nei grandi compositori nord americani di musica blues e jazz. E ancora: un excursus sui presidenti degli Stati Uniti, a cura del giornalista Fernando Masullo, una passeggiata a 400 metri in compagnia di un vulcanologo (Guido Giordano), un botanico (Pietro Lo Cascio) e un paesaggista (Emanuele Von Normann), segnata da stazioni performative in cui vennero letti brani da “Camminare” di Thoreau, un adattamento da “I Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese (lo ambientarono tra le rocce e il mare un gruppo di giovani attori e attrici della scuola TeatroAzione di Roma), il cui rapporto con i trascendentalisti americani è un elemento fondamentale della sua formazione intellettuale e del suo contributo alla cultura italiana. E organizzammo un incontro con l’ambientalista dell’isola, Aimée Carmoz, francese di nascita ma eoliana di adozione, protagonista di interminabili battaglie in difesa dell’ambiente isolano. Ricordo quell’edizione come particolarmente felice, particolarmente riuscita: letteratura, storia, cronaca, attualità, musica teatro e danza (la Compagnia Cuenca-Lauro) davvero si incontrarono per ragionare sullo stesso tema, creando una ricca rete di rimandi e collaborazioni. Quell’anno Maya Sansa venne a leggere uno scritto di Margaret Fuller e alla Festa incontrò il gruppo dei Guappecartò, venuti per un doppio concerto (uno in piazza e uno all’anfiteatro Eos). Da questo incontro nacque una collaborazione, non prevista, e la lettura del racconto inedito in Italia “La Magnolia del Lago Pontchartrain” di Margaret Fuller fu accompagnata dalle musiche dei “guappi”. E i danzatori e coreografi Elisabetta Lauro e César Augusto Cuenca Torres colsero l’occasione di invitare il sole a partecipare alla loro proposta. Diedero inizio alla loro performance calcolando il tempo dell’esecuzione di modo che sarebbe terminata esattamente nell’attimo in cui il sole affonda dietro l’orizzonte del mare (eravamo su un piazzale da cui si poteva godere senza ostacoli della vista del tramonto). La grande novità da quest’anno fu che tutte le mattine relatori relatrici artisti e artiste avrebbero incontrato il pubblico, il giorno successivo alle loro proposte, in un incontro informale che con decisione e piena convinzione chiamammo “Chiacchiere da Bar”. Ci radunavamo intorno a un tavolo, intorno alle 10.00, e bevendo caffè e mangiando brioche o granite chiacchieravamo con i protagonisti di quello che era successo il giorno prima. Non un osservatorio critico, non un’educazione del pubblico – l’obiettivo è chiacchierare informalmente al bar di arte storia e scienza.
2018. 200 anni prima era stata pubblicata la prima stesura del “Frankenstein” di Mary Shelley, la cui scrittura era cominciata nel 1816 durante “l’estate in cui l’estate non venne” a causa dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia nel 1815. Festeggiammo questo romanzo meraviglioso con una Festa chiamata “Meravigliose Creature” in cui ricordammo anche Pinocchio, il “figlio cambiato ” di Pirandello, Prometeo (“Il Prometeo Moderno” è il sottotitolo del romanzo di Shelley), le complicate relazioni di paternità e maternità e l’inquieta consapevolezza della morte per gli esseri umani – tra le tante questioni che vengono dissepolte nella vita romanzesca di Victor Frankenstein. Quell’anno Giorgio Rossi ci propose il duo di danzatori e coreografi Daria Menichetti e Francesco Manenti. Daria e Francesco vennero a Stromboli e crearono una coreografia sopra un grande gruppo roccioso nella spiaggia di Fico Grande. Passarono diverse giornate a studiare il suolo, a capire letteralmente dove mettere i piedi, come articolare il loro discorso coreografico (logos) con quelle rocce (eco). E crearono una performance proprio a partire dalle sollecitazioni di quel terreno. Un altro bellissimo esempio di come partecipare alla Festa ce lo fornì Maurizio Rippa che al Vecchio Cimitero creò il suo “Piccoli Funerali” che ancora gira per il mondo. Maurizio portò ad un altro livello la relazione con il luogo e la creazione site specific – da quel grande artista che è, prese in mano un falcetto e tagliò le erbe alte che coprivano le tombe del vecchio cimitero, rendendo lo spazio più ospitale per il pubblico. Si prese cura dell’ambiente e di chi lo avrebbe abitato per incontrare la sua “meravigliosa creatura”.
Quindi arrivammo alla sesta edizione e ispirandoci a uno scritto di Leonardo da Vinci (di cui ricorreva il cinquecentesimo anniversario della morte) il titolo della Festa 2019, “Paura & Desiderio”, alludeva ai viaggi nel buio dell’uomo: per mare, per terra, nella materia e nello spazio, e in particolare al viaggio sulla Luna di 50 anni prima. Leggemmo a puntate il “Viaggio al Centro della Terra” di Jules Verne in diversi luoghi dell’isola. Tra questi la vigna che Vincent Cusolito, strombolano doc, stava ricreando per produrre la malvasia “stile stromboliano” e il giardino di una casa privata che contiene una parte di parete rocciosa detta “schicchiola”, da cui scendevano gocce d’acqua dolce per la raccolta degli abitanti dell’isola. E, ricordate? proprio a Stromboli sbucano alla fine i viaggiatori di Verne…! In quell’edizione la Festa offrì al banchetto un’altra attività condivisa: invitammo pubblico, artisti, relatrici e relatori a prendersi cura, insieme a noi, di una spiaggia dell’isola, al mattino, eliminando residui di plastica o altri ingombri inquinanti. Un’oretta, un giorno sì e un giorno no, prima delle “Chiacchiere da bar”. Un altro pezzetto di pratica poetico-simbolica di attenzione all’ambiente. Nei giorni di Festa di quell’anno (dal 22 al 30 giugno) cadeva la notte di San Giovanni, per gli inglesi midsummer night. E non resistemmo alla tentazione di una versione site & time specific del capolavoro shakespeariano dedicato a quella notte. In che senso time specific? Nel senso che seguimmo in qualche modo gli orari in cui si svolge l’azione del play: il primo atto cominciò alle 19.00 del 23 giugno sulle terrazze di una bellissima villa, il secondo alle 24.00, il terzo alle 1.00 del 24 giugno e il quarto alle 5.30 del mattino (quando gli amanti fuggitivi si risvegliano) nel bosco di una casa privata (e l’azione si sposò con le mutazioni dello stesso ambiente in diverse ore della notte, fino all’alba) e il quinto atto sul Sagrato della chiesa di San Bartolo alle 22.30. Venivano spesso a spiare le prove delle bambine di Stromboli. Un giorno ci chiesero se potevano partecipare allo spettacolo. E le accogliemmo grati affidandogli il ruolo delle fatine al seguito della regina Titania.
Nel 2020 non ci fu alcuna Festa – ci fu il covid.
Quella del 2021 fu un’edizione per così dire “contingentata”, con tutti gli accorgimenti dovuti a quel periodo della nostra storia. Tra altre proposte, i fratelli Lauro (Elisabetta e Gennaro) iniziarono a lavorare a una creazione coreografica dal titolo “Zugzwang” sulla “scacchiera” evocata dalle chiazze d’erba del Campo Sportivo dell’isola, che poi svilupparono e presentarono in prima nazionale al Teatro Civico di Schio (VI) nell’aprile 2023 e successivamente in varie piazze italiane e estere, avviando una collaborazione con il “musico” stabile della Festa, il chitarrista e compositore Amedeo Monda. Da quell’anno si creò, abbastanza spontaneamente, una sorta di compagnia stabile di artisti e artiste della Festa che oltre a presentare un loro dono (come il “Sogno” di Shakespeare nel 2019) si misero a disposizione di relatori attori e attrici ospiti per varie forme di collaborazione.
Nel maggio del 2022 un grande incendio avvenuto nel corso delle riprese di una fiction Rai distrusse 240 ettari di macchia mediterranea a Stromboli. Nel programmare l’edizione di quell’anno non potevamo non tenerne conto. E Stefania Minciullo avviò gli “Esercizi sulla meraviglia”, un progetto di conversazioni itineranti sui quattro elementi che si svolse in quattro passeggiate poetiche sensoriali a cura della stessa Minciullo e Patrizia Menichelli, membro del nucleo storico degli artisti ricercatori del teatro de Los Sentidos di Enrique Vargas. Questa la riflessione di Minciullo: «Torniamo a Stromboli dopo anni di restrizioni e a poche settimane da un tremendo incendio che ha divorato parte della vegetazione dell’isola. Come scrive Chandra Candiani: ‘Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura’. Ispirate da lei, abbiamo proposto all’Isola di Stromboli e al pubblico della Festa di mettersi in conversazione con i quattro elementi presenti sull’isola: terra, acqua, fuoco e aria». Quell’edizione, l’ottava, che chiamammo “Corpi celesti”, festeggiò due anniversari: il centenario della nascita di Margherita Hack e quello della prima pubblicazione delle “Novelle per un Anno” di Luigi Pirandello. Li scegliemmo tra molti altri centenari importanti a cui nel 2022 giustamente era stata e sarà data doverosa attenzione, il 1922 essendo stato un anno molto speciale e per tanti motivi (belli e meno belli) memorabile. Noi assecondammo una vocazione della nostra Festa emersa negli ultimi anni, quella di accostare arte e scienza. Ci aveva colpiti in particolare una novella di Pirandello, “Pallottoline!”. Il protagonista, Jacopo Maraventano, è un appassionato di astronomia che si lancia in entusiastiche dissertazioni sul posto dell’uomo nella galassia con sorprendenti visioni di grande modernità. La storia offriva immagini, temi e riflessioni che ben si prestavano a ricordare il lavoro e il pensiero di Margherita Hack. Di lei e della grande stagione dell’astrofisica stellare di cui è stata protagonista ci parlò la sua “successora”, l’astrofisica Francesca Matteucci. In questi 9 giorni, dunque, volgemmo lo sguardo al cielo, attività che come scrive Ovidio nel primo canto delle Metamorfosi è peculiare all’uomo, una postura che ha ispirato artisti e scienziati nel corso dei secoli, dal poeta greco Arato di Soli (le cui suggestioni astronomiche in versi, i “Fenomeni”, vennero accompagnate da composizioni originali per coro del musicista Gianluca Misiti eseguite dal Fabrica Ensemble) a Giacomo Leopardi, fino a Stephen Dedalus e Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce (di cui ricorreva, anche, il centenario dalla prima pubblicazione e alle cui pagine “astronomiche” dedicò due serate Cristina Donadio, accompagnata dal musicista Maurizio Capone che suonò i sassi di Stromboli).
2023, nona edizione,10 anni di Festa – un compleanno importante. La chiamammo “Mondi Possibili”. Anche perché la Festa stessa, che raggiungeva questa tappa insieme a Stromboli e agli strombolani, dava vita a una pratica simbolico-poetica di risparmio energetico e disinquinamento acustico e visivo che continuava a proporsi, nel suo piccolo, all’inizio dell’estate, come un “mondo possibile”. Tre ricorrenze quell’anno, tre centenari per tre figure diverse e a diverso titolo coinvolte nella politica e nella letteratura, tre visionari, ciascuno a suo modo: Wislawa Szymborska (nata il 2 luglio del 1923), Rocco Scotellaro (19 aprile 1923) e Italo calvino (15 ottobre 1923). E la IX Edizione della nostra Festa si concluse proprio il 2 luglio di cento anni dopo con Ewa Glowacka-Fierek e Laura Mazzi che lessero e cantarono (composizioni originali di Glowacka-Fierek) alcune poesie di Szymborska, in polacco e in italiano. Szymborska fa poesia della quotidianità del mondo reale, un mondo dietro il quale, tuttavia, come osserva il critico Jerzy Kwiatkowski, si celano tanti altri mondi possibili, quelli «immaginati e i non mondi». Scotellaro fu attivista e politico con il sogno di sradicare il caporalato spietato e intransigente, l’estrema e costante povertà che colpivano – allora come oggi – in particolare le regioni del Mezzogiorno. E fu poeta. Calvino accompagnò l’impegno politico e civile alla creazione di mondi fantastici che tuttavia riflettevano la società italiana del secondo novecento. E dunque ai mondi immaginati, immaginabili, auspicabili, sognati, desiderati, rimpianti o temuti venne dedicata questa Festa. A partire da questa ricorrenza il percorso di quell’anno (come sempre errabondo e inevitabilmente parziale) si snodò tra riforme e utopie, scienza e fantascienza, immaginazione e osservazione, storia e fantasia, e chi lo percorreva era invitato a creare connessioni, unire i puntini, colmare lacune e favorire raccordi. Una tappa fu in Arcadia, con la versione site specific dell’“Aminta” di Torquato Tasso accompagnata dagli incontri con l’archeologa Francesca Caprioli, l’attore e guida naturalistica Giuseppe Lanino e lo storico dell’arte Giovanni Careri; un’altra sul pianeta Gaia di Isaac Asimov (fantascienza) e su quello di James Lovelock (scienza, con i vulcanologi De Astis, Giordano e Todesco) e poi e poi… fino a spingerci nel microcosmo dell’interno delle case strombolane (“Ogni casa è un mondo” a cura di Stefania Minciullo) e all’aldilà visto dalle teorie scientifiche (un incontro con il fisico Pier Francesco Moretti), passando per una revisione della storia del pianeta Terra proposta dal gorilla Ishmael immaginato da Daniel Quinn nel suo romanzo omonimo, che Alessio Esposito e Laura Mazzi lessero a puntate. Quell’anno segnò anche la prima collaborazione con un’altra manifestazione che si svolgeva sull’isola, il Marosi Festival, in collaborazione del quale organizzammo un concerto per pianoforte (partiture, preludi e fughe di Bach). E la definitiva e generosa partecipazione degli esercenti locali: quasi ogni albergo ci regalava una stanza per ospitare artiste artisti relatrici e relatori.
Nel 2024 ricorreva il centenario della nascita di Danilo Dolci, e lo ricordammo con lo spettacolo di Giuseppe Semeraro Digiunando davanti al Mare, con un incontro di condivisione sulla figura di Dolci a cura del Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci di Palermo e con un laboratorio maieutico di Amico Dolci. Il programma, molto ricco quell’anno, propose a partire dal celebre verso di Dolci «Ciascuno cresce solo se sognato» un percorso tra i desideri e i timori che animano i sogni, che siano quelli dei nostri viaggi notturni, rivelazioni inquiete che illuminano il buio, o quelli a occhi aperti che ci portano a immaginare un mondo migliore, o a temerne uno peggiore, tra il potenziale creativo del sogno e l’effetto inibitorio degli incubi. Nel programma inserimmo anche la possibilità di assistere a delle prove aperte dell’ “Amleto” di Shakespeare, dove il Principe di Danimarca proclama: «Potrei essere confinato in un guscio di noce e ritenermi Re di uno spazio infinito se non fosse che faccio brutti sogni». Le prove si svolgevano nelle ore in cui faceva meno caldo, la mattina molto presto, alle 6.00 – tuttavia un seppur ristretto gruppo di persone (una ventina) le seguì, commentando, suggerendo, rispondendo e domandando di quanto aveva visto, partecipando insomma alla creazione della performance. Anche quell’anno il pubblico potè scoprire l’isola seguendo la mappa degli eventi, visitando giardini, terrazze e altri luoghi che vennero aperti per l’occasione, e visitare alcune case strombolane e sentire i racconti dei loro abitanti, il loro sogno strombolano, nell’ambito del progetto “Esercizi sulla meraviglia”. Nonché partecipare ogni mattina alle chiacchiere da bar, per incontrare artisti e relatori in conversazioni informali, e non mancarono, come ormai consuetudine, serate a sorpresa, letture condivise e performance improvvisate quando e dove non si sapeva… Il vulcano, lo Stromboli (anche detto “Iddu”) quell’anno si sentì chiamato in causa. Proprio nel corso di un incontro con i vulcanologi Giordano e Todesco, che a partire dallo scritto di Matilde Serao Sterminator Vesevo ci raccontavano l’eruzione del Vesuvio del 1906, si verificò una repentina fuoriuscita di lava e cenere che percorse la Sciara del Fuoco, arrivando fino alla costa. E tutte e tutti noi guardammo quel fumo salire, durante il racconto di un’eruzione. La sera stessa, Semeraro si trovò a recitare di fronte al pubblico alle cui spalle il fumo continuava a salire, alto e sempre più diffuso. Ci mettemmo in allerta, ma la Festa continuò. Non ci furono incidenti per le persone, anche se l’attività proseguì il giorno successivo con l’apertura di una nuova fessura eruttiva a circa 510 m s.l.m. e ulteriori flussi piroclastici. Un’altra novità di quell’anno fu l’idea di Maurizio Rippa (ormai tra gli organizzatori della Festa) di un varietà di chiusura, in cui, tra altre performance degli artisti (e non) presenti sull’isola, vennero letti ad alta voce dei sogni lasciati scritti dal pubblico su dei quaderni disponibili all’info-point.
L’ultima Festa a Stromboli, l’undicesima edizione, la dodicesima annualità (2025) ha preso il titolo dal periodo dell’anno in cui si è svolta, i giorni in cui ha inizio l’estate, quelli del solstitium, quando il sole (sol) sosta (sistere) al valore massimo di declinazione positiva. Sotto questo sole la Festa ha proposto una serie di incontri dedicati principalmente alla Terra, al nostro pianeta maltrattato e sconsideratamente sfruttato, che hanno segnato varie tappe di un tragitto a ritroso nel tempo che partiva dall’Enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco (di cui ricorreva il decennale alla prima pubblicazione, maggio 2015) e giungeva a Le Metamorfosi di Ovidio, databili tra il 4 e l’8 dopo Cristo, più di duemila anni fa. Nelle Metamorfosi troviamo uno stupefacente anticipo di quanto nei millenni è avvenuto: il re Erisittone, ignorando la sacralità di un bosco, ne fa legna per un tavolo – questo abuso, questo sconsiderato sfruttamento farà sì che Cerere, la dea dell’abbondanza, lo condanni alla Fame, una fame insaziabile che lo porterà a volere sempre di più fino a divorare sé stesso. Vi fa pensare a qualcosa? All’Enciclica sono stati dedicati tre incontri, ai quali parteciperanno, tra altri relatori, il direttore generale della Lipu – BirdLife Italia Danilo Selvaggi e Paolo Pileri, docente di Pianificazione Territoriale Ambientale al Politecnico di Milano. Al “ciclo di Cerere”, che comprende le storie di Erisittone, Proserpina e Aretusa, è stato invece dedicato uno spettacolo in anteprima con musiche originali di Gianluca Misiti ed Amedeo Monda eseguite dal vivo (pianoforte e chitarra) dagli autori, con i costumi di Marina Sciarelli e Pino Genovese, dal titolo “Cerere Furiosa”. La Festa quest’anno ha voluto festeggiare due centenari. Il primo è quello della nascita di Emilio Garroni, filosofo e scrittore, di cui Alessio Esposito ha letto alcuni “Racconti Morali”; l’altro è quello della nascita di Andrea Camilleri, al cui “Gioco della Mosca” è stata dedicata la tradizionale lettura condivisa.
Roma.
Prima dell’ultima edizione a Stromboli un nuovo terzetto, formato da Maria Vittoria Argenti, Silvia Ignoto e me ha sperimentato una trasposizione metropolitana della Festa, con due annualità all’interno dell’Estate Romana. Di queste vi racconto attraverso i messaggi (un post su facebook e un whatsapp) di una spettatrice e uno spettatore.
Nel 2023 portammo “Aminta” al Parco delle Valli (Conca d’Oro), e insieme al capolavoro di Tasso un corollario di altri incontri. Molte persone venivano apposta, altre passavano portando a passeggio il cane e spesso si fermavano, irretite dai versi di Tasso. Una di queste, la scrittrice e poetessa Anna Segre, pubblicò questo post su Facebook: «Conca D’oro, in mezzo ai caseggiati di cemento, con 35 gradi minimo, cicale impazzite, un giardino di media bruttezza, più stoppie che erba, gruppi di ragazzi ispanici con musica a palla, bambini sulle giostre sparute e arroventate. Prometteva noia, scomodità, difficoltà di sentire gli attori. Invece. […] Noi presissimi, lagrime agli occhi, seduti su stuoie in mezzo alle stoppie, prossimi al decubito, eppur coinvolti. […] Musiche cinquecentesche perfettamente eseguite da omini bianchi (come anche le loro voci), così, come noi negli anni 70, chitarra flauto e voce, niente microfono, niente effetti speciali, che ne so, fumi, schermi con immagini, nulla […] Due ore oniriche, in uno stato alterato di coscienza, abbracciati al testo come edere, non abbiamo perso una parola. […] E questo per dire che esistono questi teatranti […] che, come eucalipti, rallentano la desertificazione della nostra cultura».
Nel 2024 proponemmo “Amleto” a piazza Sempione, per scenografia il palazzo del III Municipio e lo spazio antistante. Un venerdì sera ci trovammo a convivere con i ragazzi e le ragazze che di venerdì vanno a fare baldoria in piazza. A fare da colonna sonora di “Amleto” (oltre alle musiche di Giovanni Ciaffoni e Gianluca Misiti, composte per l’occasione) la musica brasiliana da destra e techno da sinistra che proveniva dagli altoparlanti di macchine parcheggiate ai due lati della piazza. Rosencrantz e Guildenstern, o meglio i due attori che interpretavano quei ruoli, andarono a parlare ai ragazzi e le ragazze. Potete abbassare la musica? «Ma che a te te pagano pe’ sta’ vestito così?» fu la pronta risposta. Avremmo dovuto pensarci, avremmo dovuto considerare che il venerdì alle 22.00 la piazza è di quei ragazzi e di quelle ragazze. Così accettammo la condivisione. E capimmo che il venerdì lo spettacolo doveva cominciare alle 19.00, non alle 21.00, come quella sera. C’è un altro episodio che non dimenticheremo, Un tardo pomeriggio, mentre ci riscaldavamo in vista della replica, si avvicinò una signora. Ci disse: «Scusate se vi disturbo, ma devo dirvelo. L’altra sera siamo passate di qua io e mia figlia »… ovviamente la gente passava in piazza, non era strano, chessò, che una signora con le borse della spesa passasse sotto i portici del Municipio e attraversasse la scena… «e mia figlia, di 11 anni, si è voluta fermare e mi ha costretto a tornare per vedere lo spettacolo dall’inizio». Dunque, pensammo, forse oltre a convocare le persone a teatro, è cosa buona portare il teatro alle persone: nelle piazze, nei parchi – vorrei, un giorno, alla stazione della Metro. E finisco con un messaggio whatsapp dall’amico attore e regista Nicola Russo: «Ciao Ale, sono contento di essere venuto ieri a vedere Amleto! La piazza, i rumori, la signora col cane, la fidanzata arrabbiata, tutte le distrazioni hanno sortito un effetto di incredibile attenzione. Eravamo nella storia insieme agli attori. In qualche modo e devo dire che mai ho ascoltato l’Amleto con questa chiarezza».
Ecco, queste sono un po’ di cose che abbiamo trovato con l’esperienza della Festa di Teatro Eco Logico.
Avrà senso provare a portare avanti le occasioni che produce questa modalità di incontro fra arte scienza ambiente e pubblico in altri luoghi, in altre comunità?
