Intervento di Federica Leone (Mulino ad Arte)
Simposio di Rieti: Teatro Flavio Vespasiano – 15 aprile 2026
Sostenibilità ambientale e accessibilità. Le nuove figure professionali necessarie per l’innovazione ecologica e l’inclusione sociale dello spettacolo dal vivo
Negli ultimi anni fare teatro ha smesso di essere per noi solo una pratica artistica. È diventato anche un modo per stare dentro le trasformazioni del presente. Il lavoro di Mulino ad Arte si è progressivamente intrecciato con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: la crisi climatica, le trasformazioni sociali, le disuguaglianze. Non come temi da rappresentare in scena, ma come elementi che mettono in discussione il modo stesso di fare teatro.
Da qui nasce una domanda di fondo: che spazio può avere oggi il teatro dentro queste trasformazioni? Perché il rischio, nel nostro settore, è quello di restare autoreferenziali, o di affrontare la sostenibilità come un contenuto tra gli altri, senza che incida davvero sui processi. Il nostro tentativo è stato quello di spostare lo sguardo. Uscire da una visione esclusivamente antropocentrica e iniziare a considerare il rapporto tra individuo, ambiente e comunità come parte integrante del processo artistico. L’idea è quella, dunque, di un teatro che non si limiti a rappresentare il mondo ma che possa attivare nello spettatore una forma di consapevolezza e, in alcuni casi, un cambiamento. Un passaggio da un teatro passivo a un teatro attivo, in cui non si assiste soltanto, ma si partecipa a costruire uno sguardo comune.
Questo percorso è partito da una necessità concreta: come ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività. Da qui nasce “Il Teatro a Pedali”: un format a basso impatto ambientale in cui lo spettatore è protagonista: attraverso la sua pedalata genera infatti l’energia necessaria ad alimentare un evento culturale. Questo format modifica la relazione tra chi guarda e chi agisce giacché lo spettatore non è più solo destinatario, ma parte attiva del processo. Contribuisce cioè fisicamente alla realizzazione dell’evento.
Questa esperienza ha reso evidente un passaggio per noi fondamentale: la sostenibilità non poteva essere solo un contenuto da portare in scena, ma doveva diventare un principio che attraversa il modo di lavorare. Da qui nasce l’esigenza di strutturare questo approccio anche a livello organizzativo. Sono state introdotte nuove competenze interne, come quella del green manager, e strumenti di monitoraggio ambientale, tra cui un protocollo sviluppato insieme a diciotto partner europei, per la misurazione degli impatti durante gli eventi culturali. E si è proceduto nella Formazione interna del nostro staff, per generare capacità di lavorare in modo trasversale, mettendo in relazione ambiti diversi (artistico, scientifico, organizzativo, ambientale e sociale). Sia chiaro: non si è trattato solo di aggiungere competenze ma di ripensare le modalità di lavoro.
In parallelo è iniziato un dialogo costante con il mondo scientifico e il rapporto con diversi scienziati e con il CNR ha portato alla creazione del progetto “TaPAS –Tavolo Permanente Arte e Scienza”: uno spazio di confronto tra artisti e ricercatori, in cui competenze diverse si incontrano per costruire contenuti e pratiche con una base solida, evitando semplificazioni e approcci superficiali. Parallelamente è emersa un’altra necessità: capire se e come questo lavoro genera un impatto. Nel settore culturale si tende spesso a misurare i risultati in termini quantitativi: numero di repliche, presenza calcolata di spettatori. Accanto a questo, abbiamo iniziato a introdurre strumenti di osservazione qualitativa: questionari, momenti di confronto, focus group, con un’attenzione particolare al coinvolgimento dei più giovani. Sviluppando una direzione artistica partecipata, che viene formata e che affianca la nostra direzione artistica nella creazione di eventi che coinvolgano le associazioni dei territori dei nostri eventi per creare approfondimenti tematici. L’obiettivo non è solo contare le presenze ma provare a leggere eventuali trasformazioni nella percezione, nella consapevolezza e nel modo di relazionarsi ai temi proposti.
Questo tipo di percorso negli anni ci ha portato a un confronto con contesti più ampi. Il lavoro in rete, anche a livello europeo, permette di entrare in dialogo con esperienze diverse e di mantenere uno sguardo aperto su pratiche in continua evoluzione. Per noi la sostenibilità è una prospettiva che attraversa l’intero processo culturale. Implica una revisione dei contenuti, dei linguaggi, dei modelli produttivi e delle relazioni con il pubblico. E la nostra visione ha trovato ascolto anche oltre i confini italiani. Tant’è: attraverso un progetto europeo con diciotto partner, “Il Teatro a Pedali” è stato riconosciuto come una buona pratica da condividere a livello internazionale. Questo lavoro ci ha portato anche fuori dall’Europa: con lo spettacolo Mi abbatto e sono felice siamo arrivati in Africa, portando questa visione di diffusione culturale legata ai temi della sostenibilità ambientale e sociale.
Per chiudere, ci tengo a condividere con voi uno scritto. È un modo che utilizzo spesso per fermare i pensieri, per non lasciarli correre via troppo velocemente, e provare a dare loro un peso. «La sostenibilità non è un tema. È uno sguardo. È il modo in cui scegliamo di stare dentro il nostro tempo, di costruire relazioni, di immaginare il futuro. Il teatro ha una possibilità unica: mettere le persone nello stesso spazio, nello stesso momento, e creare un’esperienza condivisa. La domanda allora non è solo cosa raccontiamo, ma che tipo di esperienza stiamo costruendo. E in fondo che tipo di mondo, anche nel nostro piccolo, stiamo contribuendo a generare. Nel mio piccolo, anche come madre di tre bambini, questa domanda me la pongo ogni giorno. E provo a rispondere partendo da quello che faccio, dal mio lavoro, pedalata dopo pedalata».
