MURI MUTI – HOME SWEET HOME

Umberto Carraccia e Federica Scappa

Intervento di Umberto Caraccia e Federica Scappa (Teatro Alchemico)

Simposio di Rieti: Teatro Flavio Vespasiano – 15 aprile 2026

Sostenibilità ambientale e accessibilità. Le nuove figure professionali necessarie per l’innovazione ecologica e l’inclusione sociale dello spettacolo dal vivo

Mutare un trauma individuale e collettivo in un’opportunità di ricerca artistica e condivisione umana. Alleviando le ferite, ritessendo relazioni, ridando voce a chi ha perso le parole, non lasciando nessuna o nessuno indietro – a partire da chi è più fragile.


Teatro Alchemico è una compagnia di ricerca e sperimentazione teatrale e sociale che nasce nel 2009 in una tendopoli di L’Aquila come risposta viva e creativa al trauma collettivo del terremoto: muta così una frattura drammatica in occasione di ricerca, sperimentazione e ricostruzione sociale. Oggi ha sede a Cantalice (Rieti) ma la sua azione si estende su tutto il territorio nazionale, mantenendo una forte vocazione itinerante e un’attenzione costante alle realtà più fragili. La sua identità è segnata dalla presenza, tra i fondatori, di un’educatrice teatrale esperta in teatro sociale e di uno psicologo, che orientano il lavoro verso un dialogo continuo tra arte, pedagogia e cura. 

La compagnia realizza progetti culturali e sociali concentrandosi in particolare su bambini, giovani e persone in condizioni di marginalità. In questo contesto, il teatro è utilizzato non solo come strumento espressivo, ma come vero e propria metodologia di intervento psico-educativo, capaci di prevenire e affrontare comportamenti a rischio. Il lavoro si sviluppa in una tensione costante tra ricerca teorica e azione concreta sul campo, con l’obiettivo di generare trasformazioni individuali e collettive. I risultati di queste esperienze sono stati raccolti nel volume Campo d’Arte, educazione alla vita. Esperimenti di pedagogia in periferia (L’Aquila, 2014). Il libro è la testimonianza di un percorso che ha ottenuto anche il riconoscimento della Regione Lazio come Buona Pratica in ambito culturale. Oggi “Campo d’Arte” è una vera e propria unità educativa di strada.

L’impegno di Teatro Alchemico si è manifestato con particolare intensità anche nelle aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, dove la compagnia è intervenuta sin dalle prime ore, aderendo al protocollo “Velino for Children” promosso dalla VI Comunità Montana del Velino. In questi territori, attraverso laboratori artistici e pratiche pedagogiche, sono state sperimentate nuove forme di narrazione capaci di rafforzare la resilienza delle comunità e sviluppare strategie di coping, offrendo strumenti per elaborare il trauma e ricostruire legami sociali.

Accanto a questo impegno continuativo, Teatro Alchemico ha realizzato nel tempo azioni simboliche e partecipative di forte impatto sul territorio. Emblematica è l’iniziativa del 20 novembre 2012 a Rieti, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. All’alba, alle ore 5.00, numerosi membri e collaboratori della compagnia si sono ritrovati in Piazza Vittorio Emanuele per disseminare l’intero spazio urbano con circa duemila barchette di carta. Un gesto semplice ma profondamente evocativo, costruito grazie alla collaborazione di diverse realtà associative e di tanti cittadini, che ha trasformato la città in un luogo di riflessione condivisa sui diritti dei più piccoli. L’intervento è poi proseguito presso il Teatro Flavio Vespasiano, dove bambini e ragazzi hanno preso parte alla performance Sono solo una bambina, in apertura della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria ai minori nati in Italia ma privi di cittadinanza, promossa da istituzioni locali e organizzazioni impegnate nel sociale.

La dimensione della memoria storica è affrontata anche attraverso installazioni come Verso un treno verde, concepita in relazione alla Giornata della Memoria. L’opera richiama la tragedia delle deportazioni dall’Italia durante il periodo della persecuzione nazifascista, ricordando le oltre 32.000 persone – tra deportati per motivi razziali, politici e di sicurezza – costrette a salire su treni diretti ai campi di concentramento, ridotte a numeri, classificate e private della propria identità. Attraverso questa installazione, Teatro Alchemico restituisce nomi, storie e dignità a chi è stato cancellato, trasformando l’arte in uno strumento di testimonianza e consapevolezza.

La produzione artistica della compagnia riflette coerentemente questa vocazione sociale. La performance Muri Muti, di cui prende nome la relazione, ad esempio, affronta il tema della violenza domestica attraverso una narrazione intensa e disturbante: le mura di casa diventano testimoni silenziose di storie quotidiane di abuso, spesso invisibili. L’intervento teatrale irrompe nello spazio pubblico, sorprendendo lo spettatore nella sua quotidianità e costringendolo a confrontarsi con una realtà scomoda ma necessaria da riconoscere e denunciare.

Allo stesso modo, Romeo distante da Verona propone un viaggio simbolico e reale insieme, che attraversa esperienze di migrazione, guerra e perdita. I riferimenti alla fiaba e al mito si intrecciano con le storie contemporanee di uomini, donne e bambini provenienti da diversi paesi del mondo, costretti a spostarsi portando con sé solo assenze e ferite. La performance, realizzata per la prima volta a Rieti in collaborazione con il progetto Sprar Caritas e con il coinvolgimento di giovani attori, si configura come un esempio di “teatro fuori dal teatro”, capace di portare sulla scena storie che spesso restano ai margini della narrazione ufficiale.

In questo contesto si inserisce anche il richiamo al testo di Shakespeare, che chiude idealmente il percorso: il dialogo tra Romeo e Giulietta diventa metafora universale della separazione, del conflitto tra luce e oscurità, tra vita e morte. Le parole finali – «Più e più luce è nel cielo, più e più buio è dentro noi» – sintetizzano efficacemente la tensione che attraversa l’intero lavoro di Teatro Alchemico: una ricerca costante di luce nelle situazioni più difficili, senza mai negare la complessità e l’ombra che abitano l’esperienza umana.

Attualmente, la compagnia è impegnata nella produzione di un nuovo lavoro dedicato al manicomio di Rieti, un progetto che si preannuncia in continuità con il percorso artistico e sociale intrapreso, volto a indagare la memoria dei luoghi e delle persone, restituendo voce a storie spesso dimenticate e aprendo nuove riflessioni sul rapporto tra istituzioni, marginalità e dignità umana. E forse è proprio qui che il senso ultimo di questo percorso si rivela: nel dare forma a ciò che resta invisibile, nel trasformare il silenzio in voce, nel restituire presenza a ciò che è stato dimenticato. Un teatro che non si limita a rappresentare ma attraversa, accoglie e restituisce. Un teatro che abita le ferite e, senza cancellarle, prova a illuminarle: un’estetica della crisi. Perché, anche quando la luce sembra crescere fuori, è nel buio che portiamo dentro che nasce la necessità – e la possibilità – di continuare a raccontare. 

È una poetica che, nata dalla crisi delle case del cemento e dei mattoni del terremoto aquilano, oltrepassa le mura perché non ha bisogno di strutture fisiche e tende a scendere nel quotidiano della strada, distillando le parole di Grotowski e l’incontro tra me e te.