Intervento di Giada Prandi
Simposio di Latina: Teatro Comunale “Gabriele D’Annunzio” – giovedì 9 aprile 2026
Educazione allo spettacolo dal vivo e alle arti sceniche. Rafforzare il legame tra teatri e istituzioni scolastiche e formative. Le professionalità trasversali al mondo dello spettacolo e della scuola.
Quella di Giada Prandi è l’esperienza di un’attrice che il teatro lo fa, lo insegna, lo produce. Dal sogno di diventare attrice al percorso perché ciò potesse realizzarsi. Ma allo stesso tempo anche la dimostrazione che credere fino in fondo nelle proprie qualità è la strada giusta per perseguire il proprio desiderio di affermazione, nonostante il sistema teatrale fornisca a volte pochi sviluppi e prospetti l’idea di non potercela fare.
Sono Giada Prandi e sono qui per parlarvi della mia esperienza di attrice, formatrice e produttrice. Sognavo di diventare un’attrice e mi sono impegnata moltissimo per poter realizzare questo mio desiderio. Quindi all’età di 14 anni mi sono iscritta ad un corso di recitazione diretto da Enzo Provenzano a Latina (la città dove sono nata) e poi terminato il liceo classico, mi sono preparata per i provini per l’Accademia Nazionale Silvio d’Amico, Il Piccolo di Milano e lo Stabile di Genova.
Venni presa alla Silvio d’Amico e al Piccolo. Scelsi la prima e cominciò un periodo di studio intensissimo. Poi l’Accademia terminò e uscita da quella bolla cominciai a domandarmi in maniera sempre più continua che cosa significasse per me essere un’attrice. In quegli anni di studio “matto e disperatissimo” avevo sì questo pensiero, ma non era a fuoco.
Ecco io ero convinta che avrei seguito il percorso classico: fare i provini e lavorare come scritturata con le varie compagnie di giro, le varie produzioni cinematografiche, televisive… e tra un provino e l’altro, tra una scrittura e l’altra, riempire l’attesa facendo dei lavoretti che mi permettessero di mettere dei soldi da parte per continuare a formarmi con workshop, laboratori, così da farmi trovare pronta quando sarebbe arrivata “l’occasione giusta”, ossia quel ruolo che mi avrebbe lanciata definitivamente. E qui sarebbe interessante domandarci cosa significa questa “occasione giusta” per ognuno di noi.
Per un certo periodo della mia vita ho seguito questo iter lavorando con varie compagnie, teatri stabili, ho fatto serie tv e film, radiodrammi (tuttora continuo a lavorare come scritturata). Poi la grandissima crisi finanziaria del 2008 toccò anche la cultura e le cose iniziarono a cambiare. Nel 2010 stavo facendo uno spettacolo al Teatro Vascello di Roma e ricordo che dopo questo all’orizzonte non c’era nulla.
E guardandomi intorno intuii che non era la solita fase di attesa: non potevo più affrontare questo lavoro in modo bidimensionale, era davvero riduttivo in un’epoca che stava cambiando così velocemente. Ho sentito che, se avessi voluto continuare a fare bene e soprattutto con gioia il mio lavoro, avrei dovuto trovare altre strategie.
Avevo già lavorato con altri colleghi alla costruzione e programmazione di un festival teatrale in Toscana, costituendo un’associazione culturale, e lì avevo capito tante cose sull’organizzazione e la produzione. Per 5 anni ci eravamo dedicati nei mesi estivi anima e corpo alla costruzione del Micro festival dei teatri incondizionati a Montisi in provincia di Siena, coinvolgendo tanti artisti della scena contemporanea, facendo nascere un progetto da zero.
E quindi senza saperlo avevo iniziato ad essere un’artista trasversale. E a poco a poco ho percepito che, partendo dall’esperienza degli altri, avrei potuto attuare ciò che avevo imparato anche sui miei progetti. Allora ho preso coraggio: ho scelto un testo che da un po’ di tempo mi ronzava in testa, che aveva delle tematiche di cui sentivo l’urgenza di parlare: Scritto apposta per me di Aldo Nicolaj.
La storia di “Giulia Sottana Corta”, una giovane attrice alla continua ricerca della parte perfetta, alle prese con l’ennesimo provino “decisivo” che “potrebbe consacrarla” definitivamente al successo. Un testo ironico e dissacrante sulla precarietà esistenziale. Tutto ciò la condurrà progressivamente alla perdita del controllo della sua vita, mostrando tutto quello che un attore, ma in realtà un essere umano, prova, quando attende da troppo tempo qualcosa che non arriva o non si sa se se arriverà mai. Ho deciso che sarebbe stato il mio primo progetto, che lo avrei prodotto e ho iniziato a immaginare come. Innanzitutto ho coinvolto una squadra di professionisti che stimavo e a cui ero legata: dal regista, al compositore delle musiche, all’ufficio stampa… piano piano ho trovato il modo per produrlo. E questo monologo fu accolto molto bene dal pubblico e dalla critica.
E da lì io e il mio gruppo di lavoro abbiamo iniziato a produrre altri progetti con una grande attenzione alla drammaturgia contemporanea e al tragicomico, iniziando nuove collaborazioni, fidelizzando un pubblico che negli anni è cresciuto poiché riconosce una grande qualità negli spettacoli che proponiamo.
Aprirmi alla produzione mi ha permesso di trovare altre possibilità per esprimere la mia complessità di persona e di artista, e di continuare ad acquisire altre competenze. Ho iniziato anche ad insegnare, all’inizio per aiutare una mia collega e constatando poi che mi appassionava moltissimo. Quindi ho portato avanti il mio amore per lo studio della voce (tuttora continuo a studiare) unendolo a quello per la dizione e oggi insegno in alcune realtà molto interessanti. Il confronto costante con allievi/e mi aiuta molto con il mio lavoro di attrice e il mio lavoro di attrice mi ispira e mi aiuta molto con il mio lavoro d’insegnante.
Ciò che dico sempre ad allievi/e è che devono cercare la propria unicità ascoltando le loro “necessità”, senza aspettare che il lavoro arrivi, perché questo può portare a una sensazione di fallimento. E quindi bisogna riempire di senso questa attesa e iniziare da qualcosa: seguire una propria intuizione e cercare di realizzarla, creare un gruppo di lavoro, partecipare a bandi, residenze… All’inizio spaventa tutto ciò, ma poi si impara. In fondo fallisce chi non prova a fare le cose.
Ecco oggi vorrei dimostrarvi, con la mia esperienza di artigiana e assidua lavoratrice, che aprirsi a più possibilità dà la forza e il coraggio di poter contare su questo lavoro per vivere e l’entusiasmo perché il sogno possa ancora diventare realtà.
